07 Luglio 2022

  • Moda

di Eleonora Gaspari

Atelier Florania

Donare una nuova vita, in una logica di re-design, attraverso la trasformazione delle forme e l’intervento decorativo, questo è l'upcycling. Attraverso un confronto con Flora Rabitti, mente creativa dietro al giovane brand 100% sostenibile Atelier Florania, il 09 Luglio a Palazzo Studio Diego Manfreda ci introdurrà al collettivo di guerilla designers, illustrandoci come l'upcycling possa convivere con de-couture.

@atelierflorania

Raccontaci di te e del tuo percorso.

Mi chiamo Flora Rabitti e sono una stilista ed illustratrice nata nel 1992 a Mantova. Vivo a Milano da molti anni nonostante abbia fatto percorsi di studio internazionali e due anni a Cattolica a lavorare per Alberta Ferretti. Mi sono diplomata allo IED e ho iniziato la mia carriera da Miu Miu ancora non laureata, facendo da assistente un pò a tutti. Devo dire che è l’esperienza che mi ha cresciuto più di tutte, nonostante sia stata dura. Poi sono passata a Rossella Jardini, ex direttrice creativa di Moschino per vent’anni, per cui ho lavorato al suo brand omonimo. Poi sono passata ad Alberta Ferretti, appunto a Cattolica, per un paio di anni. In seguito ho deciso di allontanarmi dalle aziende e ho fatto un lungo viaggio rivelatore in Giappone, ad informarmi su tecniche, su Wabi Sabi, su illustrazione e grafica.

Una volta ritornata, ho aperto il mio Atelier finalizzato al riciclo e all’applicazione di tecniche di alta moda all’upcycling. Un processo di realizzazione su misura che ho imparato all’Institut Français de la Couture a Parigi, mentre la parte più digitale e di stampa l’ho approfondita alla Central Saint Martins, in un corso di Digital Print on Textiles. Infine, sono passata a disegnare per Vitelli, brand emergente e sostenibile su Milano, dove ho fatto per la prima volta non solo donna ma anche uomo. Infine, ho deciso di aprire il mio brand.

@atelierflorania

Poi nel 2021 decidi di fondare un brand tutto tuo...Come nasce Florania?

Florania nasce quasi in una cantina, perché l’emergenza che avevo, dopo il Giappone, di ripulire l’accumulo di oggetti e di materiali che mi circondava, mi ha spinto a creare nuovi capi durante la pandemia. È iniziato così ma è stata fondamentale la fiducia che mi hanno donato, sebbene inaspettata per quanto è stata solida e ingente, molte persone creative della mia collettività, a partire da Matilde, a cui ho fatto da relatrice allo IED e che è diventata la mia assistente, a Fabio D’Onofrio, un personaggio poliedrico e geniale, fondamentale, che mi aiuta su tutto ciò che viene dopo il design, in un continuo flusso di idee. Adesso siamo in 7, con l’aggiunta di Miriam, Joy, Paola, Yana e la mia mamma, ambientalista storica e medico, che mi aiuta a rendere il progetto ‘integrato’ nel territorio. Infatti, abbiamo cercato e stiamo trovando realtà a cui appoggiarci per la produzione, che siano eque e magari progetti sociali. Ne abbiamo trovato uno a Mantova, la città da dove vengo.

Più che un ufficio stile classico, lo considero un collettivo. Ok, io faccio da ‘colla’ perché ho più esperienza dei ragazzi e do un contributo importante sulle stampe e sulla direzione del design. Però loro hanno una grande responsabilità sui pezzi che ideano o completano, per idee autonome o idee collettive. Vengono inseriti nei progetti esterni, sono coinvolti a 360° e continuano ad evolversi creativamente ad una velocità impressionante. Non mi permetterei mai di togliergli l’autorialità sui loro progetti.

@atelierflorania

Parlaci del tuo processo creativo: come prende vita un capo della tua collezione?

In generale partiamo sempre dalla materia. Preferiamo inventarci modi di integrare la nostra scelta di tessuti e materiali alla collezione che avere i disegni e poi applicare il tessuto. Molte volte, con l’upcycling, ci inventiamo costruzioni direttamente sul corpo o sui cartamodelli. Altre volte, è la stampa o il tessuto che detta il capo, ce lo suggerisce. Ci confrontiamo sempre per integrare la creatività del singolo con un’unità di collezione e di progetto.

@atelierflorania

Quanto e come influiscono le tue origini, i tuoi luoghi e la tua storia in quello che fai?

Ci sono vari aspetti delle mie origini che influenzano tutto il brand. Innanzitutto, l’affezione all’etica del lavoro, alla sostenibilità, alla valorizzazione del circondario. Sono valori con cui sono cresciuta, i miei genitori sono ambientalisti storici della città da dove provengo. Inoltre, le mie esperienze lavorative hanno dettato la mia evoluzione nel corso degli anni. Ci sono altri aspetti che ho vissuto da cui però mi allontano e repudio: l’assetto verticale e fortemente gerarchico delle aziende, la competizione fine a sé stessa, l’over-produzione, il green washing, il giudizio delle forme del corpo o delle persone.

@atelierflorania

Dove trai maggiormente ispirazione? Ci sono designer o creativi che consideri un punto di riferimento?

I nostri motori trainanti sono le reference da Gaultier, Margiela o dalle tecniche artigianali giapponesi. Dei designer contemporanei sono dei riferimenti J.W. Anderson e Glenn Martens. Ovviamente, essendo cresciuta io in Miu Miu, non posso non citare la signora Prada.

@atelierflorania

Cosa vuol dire fare couture utilizzando tecniche upcycle? In che modo si fondono le due realtà?

Stiamo lavorando per innalzare sempre più le nostre tecniche, fino a veramente sublimare l’upcycling. Utilizziamo tecniche dell’alta moda, come costruzione dei modelli da un drappeggio che facciamo sul corpo o sul manichino, o intelaiatura interna dei capi per la costruzione. Sebbene siamo agli inizi, pensiamo che sia stimolante dare valore all’artigianalità per esaltare i materiali di scarto.

@atelierflorania

Cosa senti di suggerire ai giovani designer che stanno muovendo i primi passi nel settore?

Di non lasciarsi scoraggiare e di non farsi convincere ad assomigliare a tutti gli altri stilisti. La diversità è preziosa. Inoltre, di proporsi anche a piccole aziende perché nei pochi nomi altisonanti c’è veramente troppo poco posto e le opportunità non sempre esistenti.

@atelierflorania

Sogneresti di ricevere una proposta per una collaborazione creativa? Con chi ti piacerebbe lavorare?

Certamente, ovviamente con i miei idoli di cui sopra sarebbe un onore. Mi piacerebbe comunque lavorare anche per qualche azienda italiana: applicare la nostra identità giovane e anticonformista per la celebrazione dell’eredità moda italiana in un’ottica sostenibile in vari aspetti. Inoltre, vorrei continuare a rifornirmi da aziende italiane di materiali, tessuti e confezione.

@atelierflorania

Progetti per il futuro?

Stiamo sviluppando e perfezionando la nostra catena produttiva per essere sempre sostenibili e rimanere nel territorio italiano, per garantire più prodotti (non troppi, lo stock infinito non è eco), fatti sempre meglio e da mani ‘felici’. Abbiamo delle belle collaborazioni in cantiere che si finalizzeranno dopo l’estate, tra ristorazione, industria cinematografica e ovviamente moda.

È stato un anno faticoso (l’azienda è registrata da settembre 2021) ma davvero pieno di stimoli e di opportunità, molte inaspettate. Di questo ne siamo grati e continueremo ad evolverci mantenendo la nostra filosofia, il pilastro portante dell’azienda.

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