
KK: Io e Martha lavoriamo con le immagini e la carta, in molti sensi. DITO è nata in conseguenza di percorsi personali articolati che si sono intrecciati a un certo punto nell’idea di realizzare un libro d’artista a quattro mani. Questo libro ancora non esiste, nel frattempo esiste la casa editrice.

MM: Credo che il modo sia strettamente connesso alla persona che lo sta facendo e che dentro l’opera libro ci sia, come in altre, una collimazione di visioni, necessità, tecniche certe o abbozzate, delle scelte e delle casualità.

MM e KK: Volendo brutalmente sintetizzare: un mercato di settore poco consolidato sul territorio italiano, poche strutture di alto livello creativo e immaginativo con cui crescere e relazionarsi. In ampio raggio, un mercato culturale povero e in mano a pochi e istituzioni burocraticamente imbavagliate con cui è quasi impossibile costruire percorsi utili a creare cultura dell’immagine.

MM e KK: Il social è uno strumento come tanti altri, e cerchiamo di utilizzarlo per divulgare quello che facciamo. Aiuta con più velocità a raggiungere e a farci raggiungere da persone e cose. Per noi è stato molto importante nella fase di fondazione della casa editrice.

KK: Sono fondamentali e quasi sempre nascono da iniziative indipendenti. Creano quella rete di consapevolezza che appunto è necessario costruire e permettono di incontrare fotografi, artisti, editori, etc. Sono inoltre luoghi di vendita e dimostrano l’assoluta necessità di presenza per un mercato fatto di carta.

MM: Di comprare e guardare libri. Di ogni tipologia. Di cercare nel libro un oggetto del desiderio, di apprendere il suo ruolo nella vita della persona e della propria casa.

MM: Ascoltarsi è l’obiettivo principale, raccontandosi di un desiderio condiviso, intorno al libro come spazio.

KK: Vogliamo ampliare relazioni e sinergie e continuare a viaggiare in Italia all’estero, per diffondere ciò che facciamo e non smettere di cercare nuovi stimoli osservando anche altre produzioni