Fotografia, produzione video… Ma è difficile darsi delle etichette in un mondo lavorativo così dinamico e trasversale. Lo faccio tendenzialmente per me. E’ una relazione personale, non ne vedo solo l’aspetto commerciale della cosa. Sbaglio mio forse. Ho bisogno di farlo, questo è l’unico vero motivo.

Sono nato e cresciuto a Roma Smistamento, un deposito di treni. La fotografia è entrata dentro casa grazie ai libri che le Ferrovie regalava a mio padre ogni anno. Una sorta di Showroom di tutti i treni delle FS. Quelli sono stati i miei primi libri “fotografici”. Non c’è nessuna back side story figa di macchine fotografiche regalate dai nonni o genitori creativi che ti hanno trasmesso la passione. Mio padre era operaio, mia madre informatica. Due opposti che si sono trovati, ma che hanno anche formato me stesso. Non sono cresciuto puntando ad essere un fotografo, ma ho sempre pensato sin da piccolo che avrei voluto lavorare con le immagini e la musica.

L’arrivo a New York nel 2010. Non ci volevo andare ti dico la verità. Non mi attraeva, avevo sempre e solo in mente Los Angeles per il surf, il beach punk, lo skating. Sono andato a New York perché c’era un caro amico che viveva lì e avevo perso il lavoro a Roma. Ho vissuto anche a Londra, che molti dicevano che fosse uguale a New York, ma questa è una grande stronzata. La Grande Mela mi ha cambiato la vita, la mente, la pelle e gli occhi. Ho iniziato a vedere tutto in maniera diversa e ho capito che non potevo mai uscire senza macchina fotografica. Non avevo Iphone, ho iniziato a fotografare per avere dei ricordi e immortalare la giungla intorno a me. New York ti offre di tutto, sta a te coglierne l’essenza e questo ha incentivato la mia curiosità.

Ho sempre vissuto un amore per gli Stati Uniti sin da piccolo, questo grazie a mio padre che ne aveva un’ossessione estrema.
Sono cresciuto quindi con il mito americano e appena ho potuto mi sono trasferito lì. C’è un’enorme differenza nell’approccio alla vita, alla carriera, al successo e ai soldi. Ho trovato molta più gente affamata che in Italia. C’è una forte competizione e un livello molto alto, questo ti spinge a metterti in gioco completamente. A lungo andare però può essere stancante e ti leva le energie. E’ una società molto più capitalista della nostra, con alcuni aspetti sociali folli ai nostri occhi. Gli Stati Uniti sono un paese talmente vasto che è difficile e sbagliato etichettarli con termini ben definiti. New York è quasi uno stato a sé, una bolla. In Italia non ho mai digerito il parlare troppo, il camuffare i propri limiti ostentando grandezze che in verità non ci sono.

Di essere affamati ma non di avere fretta. Ci vuole tempo e anni prima che realmente hai acquisito una tua voce.
Esci, scatta, viaggia ma non sentirti subito fotografo perché ti hanno offerto una mostra in un loft di un amico.
La foto che tu fai oggi ti farà schifo tra qualche anno. Capirai la sua importanza nel tempo.

Ho mandato un’email a Gusmano Cesaretti perché stavo andando a Los Angeles e volevo un suo autografo sul libro Fragments of LA.
Mi ha risposto subito e ci siamo ritrovati nel suo studio a South Pasadena. Doveva essere una visita veloce per una firma e via, ma invece siamo rimasti a parlare per ore. La sua vita è storia.
Personaggio come pochi, artista vero. Lui è stato il consulente visivo di tutti i film di Michael Mann, da Miami Vice a Collateral. Mi parlava delle sue serate con Benicio del Toro o Christian Bale come se stessero al bar sotto casa… Ha mantenuto un’umiltà e un animo semplice che è raro trovare.
Sono cresciuto divorando film, e aver lavorato con una figura così di spessore nel campo cinematografico mi ha insegnato molto. Ammiro tutto il suo percorso lavorativo, ma anche la sua vita fuori dalle righe, da poeta della Beat Generation.
Lazy Dog Press ha abbracciato subito l’idea di farne un libro, uscito nel Novembre 2021.

Imperial Courts di Dana Lixenberg. Un libro e un progetto potente di una fotografa solida che ha saputo trasmettere la sua anima dentro i suoi ritratti.
Ha portato avanti la sua idea per quasi 20 anni e questo ne testimonia una dedizione che forse hanno in pochi.

Cerco ancora adesso di capirlo. Sinceramente li vedo una grande opportunità lavorativa e comunicativa ma mi danno un certo timore. Li ho iniziati a usare tardi e forse li uso ancora tutt’oggi male. Non ne condivido l’importanza che hanno nelle nostre vite quotidiane e il fatto che siano diventati un termine di paragone estetico e morale. La comunicazione adesso è più accessibile a tutti, ma forse non tutti dovrebbero sempre esprimere la loro opinione.

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un ritorno all’analogico dal quale eravamo tanto scappati. Vinili, VHS, pellicole 35mm: c’è stato un mini revival.
Di conseguenza anche l’editoria sta avendo un nuovo momento. Penso che in un periodo così digitale, avere un contatto fisico con la creatività ci aiuti a comprenderne meglio la sua importanza.
Un oggetto stampato, che sia un libro o un magazine, ma anche un vinile, rappresenterà sempre un valore nel tempo. Ne senti l’odore dell’inchiostro, la grammatura della carta… Che sensazioni avrai mai nel leggerti un libro digitale?
Preferisco spendere 100€ per una prima edizione autografata che per un abbonamento Sky.
Con FAKE Records NY stiamo lavorando alla release di un vinile e zine fotografica sulla scena punk hardcore in South Florida che ho scattato dal 2016 al 2019. Ero lì in location scouting per un documentario jazz che alla fine non ha mai preso vita. Mi sono perso e ritrovato in mezzo a una scena rude e pura, quasi ferma nel tempo. Sono stato contattato successivamente da Vox Media Studios di Los Angeles per farne una doc-serie per Netflix, ma il Covid ha azzerato tutti i piani. Vediamo nel futuro…
