08 Aprile 2022

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di Lucrezia Vittori

MEGAZINNE

IL MAGAZINE DEDICATO ALLE TETTE

Megazinne è oggetto di culto, terreno di confronto e di denuncia, Megazinne è libertà

Il corpo è l’unità di misura dell’uomo nel mondo. Il mezzo mediante cui esso afferma di esistere come individuo e come parte della società, l’unica cosa che gli appartenga davvero. 

Dal mondo antico ad oggi, il corpo è una costante della riflessione umana sul sé: la filosofia, la religione e le arti vi si sono da sempre dedicate con attenzione perché – al di là che lo si intendesse come tutt’uno con l’anima o separato da questa, come prigione e materia corruttiva dello spirito o apertura agli altri e al mondo – la sua importanza non poteva essere negata. Il modo in cui è stato percepito e l’accezione più o meno negativa associategli sono mutati nel corso del tempo, così come i parametri che di generazione in generazione ne hanno definito il valore, estetico e non. 

Tali parametri ci permettono di cogliere la psicologia di un’intera epoca, ma anche notare quanto siano ancora parte del nostro immaginario visivo in cui ormai milioni di corpi, del presente e del passato, si sovrappongono. 

Archivio @megazinne megazine

La mente corre facilmente ai corpi marmorei del mondo greco e romano, ai suoi dei e alle sue Veneri. Arriva poi rapidamente a quelli di Adamo ed Eva, delle sensuali ninfe e delle divinità nella cultura rinascimentale, degli studi anatomici leonardeschi e a quelli possenti di Michelangelo. 

Se quest’ultimo era profondamente legato al corpo maschile, ciò che non può di certo sfuggire è la centralità del corpo femminile nella lunga catena visiva che potremmo definire partendo da casi lontanissimi come la Venere di Willendorf, fino alle frammentate Les demoiselles d’Avignon picassiane, al corpo come codice da risemantizzare del Surrealismo, alla cultura visiva degli anni 80-90 fino e ai Social di oggi. 

 

Quello che emerge è che sia ieri che oggi il corpo delle donne non è mai stato libero: sia fuori che dentro l’arte, esso è massima testimonianza di un sistema sociale estremamente discriminante e reificante in cui la donna è intesa come mero oggetto subordinato all’uomo. Proprio il fatto che il genere rappresenti tuttora uno svantaggio, un segno d’inferiorità, ha portato molte voci femminili odierne a concentrarsi su tale tema, continuando e aggiornando la radicale lotta a favore dell’autodeterminazione personale avviata dalle pioniere della fine degli anni Sessanta (che non a caso hanno scelto il corpo come mezzo privilegiato delle proprie rivendicazioni).

archivio @megazinne magazine

Sulla scorta del cambiamento del Femminismo stesso, dei meccanismi sociali e delle nuove tecnologie a disposizione, molte donne stanno riflettendo attentamente e attivamente sulla propria identità e loro ricerche sono evidente dimostrazione di come, mentre il contesto e i mezzi di sperimentazione siano in parte cambianti nel corso del tempo, il problema socioculturale affrontato è rimasto pressoché lo stesso. La donna è infatti ancora vincolata ad un intenso vagheggiamento erotico e feticista, sessualizzato e sessualizzante: uno sguardo reificante a cui da secoli essa è sottoposta, che non è crollato e che anzi s’è fatto digitale. 

 

Tra i progetti più impegnati nel tentativo di decostruirlo definitivamente – scegliendo di mantenere il focus sul corpo femminile – vi è la rivista online Megazinne, nata dalla collaborazione fra Ilena Ilardo (editor) e Giulia Vigna (graphic designer). Amiche da tempo ed entrambe originarie di Latina, durante il lockdown, hanno unito le loro diverse competenze alla volontà condivisa di agire in senso attivo nelle lotte relative all’identità di genere. Il titolo da loro scelto è chiaro manifesto della loro ricerca: Megazinne è seni, corpi, look rosa e leggero, voglia di abbattere pregiudizi e stereotipi. È parità, è donna. 

archivio @megazinne megazine

Si potrebbe indicare come un discorso in chiave aggiornata, digitale, informale e pop di cui il seno è una sorta di emblema. Esso però non è di certo è pensato e ridotto a “pezzo” da scrutare, da fagocitare con desiderio voyeuristico, piuttosto, è inteso come la parte per il tutto da cui partire per costruire una narrazione del corpo femminile alternativa a quella mainstream, con l’obiettivo di dare a tutte le donne la possibilità di riappropriarsi di sé. 

La narrazione mainstream, tuttavia, non è affatto evitata anzi viene usata e ribaltata con fare ironico. Ecco che le “tette”, da icona delle generazioni passate, dei videogame, dell’immaginario televisivo e pubblicistico iper-sessualizzato, divengono espressione di valori contrari. Ritornano a caricarsi della loro potenza naturale, di identità, di maternità e, liberati dall’ipocrita censura di Instagram, i capezzoli tornano ad essere ciò che naturalmente sono, ma anche punti di incontro e di dibattito. 

 

Tra le pagine digitali della rivista si articolano grafiche creative di diversi giovani artisti internazionali, articoli ed interviste organizzati in sezioni. Ci si ritrova a contatto con punti di vista differenti e contributi di politica, religione, lavoro, censura e molto altro. Inoltre il ricavato delle vendite del magazine è destinato a un’associazione sempre diversa, come la LILT di Firenze (Lega italiana per la lotta contro i tumori) o alla D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”.  Per il terzo numero l’associazione scelta è Aidos, Associazione Italiana donne per lo sviluppo, che si occupa di sostenere il percorso professionale di donne in tutto il mondo. Il numero è disponibile per essere direttamente ordinato online. 

Insomma, una rivista dall’impatto benefico in tutti i sensi capace di fondere diversi registri comunicativi e medium partendo dalla consapevolezza che il corpo è “politico” e che è necessario affinché certe sovrastrutture vengano meno. 

È una questione di fare e raccontare, di pensiero e azione, di mente e corpo. È una questione di libertà; di guardare in modo diverso ciò che vediamo ovunque: le tette appunto!

archivio @megazinne magazine
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