16 Novembre 2022

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  • Moda

di naomi silvestri

Quel desiderio di autenticità

L’estetica della weird girl è la risposta colorata della Gen-z ad un mondo caotico.

Sei nella tua stanza, ti devi preparare ed uscire. Davanti allo specchio entri in quel momento di trance catartico in cui realizzi che le cose che hai nell’armadio non ti rappresentano poi così tanto. Per non andare in crisi e non arrivare in ritardo pensi di indossare la cosa più semplice del mondo, ma questa volta non ti va proprio giù. Nella cassettiera c’è quella maglia di quando avevi dodici anni di cui non sei riuscito a liberarti perché -tanto la uso per stare dentro casa-, ma la verità è che fremi dalla voglia di poterla indossare di nuovo in pubblico senza sentirti giudicato. E se lo facessi? Aggiungendo quegli accessori chunky molto colorati e quella sciarpa in maglia rubata dall’armadio di nonna che ti piace tanto ma -forse meglio di no-? 

In sintesi, se uscissi di casa sentendoti libero di esprimere la tua personalità, saresti strano o semplicemente a posto con te stesso? 

Bella Hadid

È questo il concetto che vorrebbe portare avanti l’estetica della weird girl, rispondendo all’accelerato ciclo di tendenze con massimalismo illimitato, abbracciando la natura sperimentale della ricerca del proprio stile personale senza essere anti-fashion. 

Y2K, cottage-core, fairy-core, fetish-core, subversive basics: è una conseguenza alla saturazione delle nuove estetiche, che allo stesso tempo le ingloba tutte. 

La ragazza “strana” è eclettica e massimalista. Mixa texture di ogni tipo, indossa pattern colorati e accessori chunky velatamente kitsch, è fanciullesca e non ha timore di dimostrarlo: maglieria arcobaleno, scaldamuscoli o calze al ginocchio, minigonne, maglie da bambino, fiocchi e perline sono alcuni degli elementi che la contraddistinguono.

Uno dei personaggi più in vista a rispecchiare questo approccio è Bella Hadid, che ha deciso di rinunciare all’aiuto di stylist per affidarsi unicamente al suo gusto personale, scegliendo solo capi che la fanno stare bene.

Marc Jacobs, “Heaven”
Marc Jacobs, “Heaven”

In tutto questo, molti sono i creator che su TikTok si stanno muovendo in questo senso, promuovendo l’idea che dovresti indossare ciò che ti rende felice come @saracampz, @thatcurlytopp e @tinyjewishgirl o che ne parlano, come @alyssamosley. A giugno, la tendenza era cresciuta fino a superare i 145 milioni di visualizzazioni su TikTok. 

Va citato “Heaven” il brand lanciato da Marc Jacobs nel 2020, che sta avendo molta risonanza negli States, giocando sulla nostalgia grunge massimalista degli anni ‘90. 

Altri brand come Collina Strada, Cormio, Chopova Lowena e Sportmax nelle ultime sfilate hanno contribuito a giustificare il fatto che questo tipo di estetica sia figlia dei nostri tempi. 

Ma per capire questa nuova ondata è necessario andare più a fondo e fare qualche passo indietro. Oltre all’evidente riferimento Y2K, ulteriore ispirazione di questo trend è l’Harajuku. Si tratta di un’area di Tokyo, in Giappone, famosa per la sua eclettica street fashion che a cavallo tra la fine degli anni ‘90 e inizio ‘2000 ha visto sviluppare l’omonimo fenomeno subculturale. Magazine come Kera, Cutie e soprattutto Fruits, hanno reso l’Harajuku conosciuto nella società occidentale, rendendolo di largo consumo.

Prima di questo, si sviluppano in Giappone subculture come gli Harajuku Zoku negli anni ‘60, la preppy tribe e la DC (Designers and Characters) a partire dagli anni ‘80. 

Ava Nirui, Creative Director “Heaven” @Marc Jacobs
@thatcurlytop, TIK TOK
@Clara TIK TOK

A quei tempi non esistono trend, le persone si divertono a mixare brand, decostruire e ricostruire indumenti, incorporando abiti tradizionali. Il Giappone nel frattempo subiva l’influenza di ciò che stava accadendo per le strade di Londra: il second-hand fino ad allora non era visto come un’opzione moda plausibile. 

Si sente la necessità di creare outfit unici, ma quali sono le ragioni di questo sfogo creativo? Intorno al 1990 il Giappone va in contro ad un periodo di stagnazione economica: aumentano licenziamenti, il tasso dei suicidi tra gli uomini di mezza età e la delinquenza giovanile diventano sempre più diffusi. 

90's FRUITS, Japanese Street Fashion
90's FRUITS, Japanese Street Fashion
90's FRUITS, Japanese Street Fashion
90's FRUITS, Japanese Street Fashion

Disillusione, incertezza e rabbia si insediano nella società. Con i valori in fase di mutamento, i giovani cominciano a sentire la necessità di costruire una propria identità al di là della famiglia e delle imposizioni dei dogmi della società in declino, le cose più importanti nella cultura giapponese. 

L’estetica della weird girl ne prende spunto e va oltre: per coincidenza (forse) nasce in un periodo di incertezza, di ricostruzione, di timori sociali e ambientali. Quindi seppur per motivi differenti, anche per questo si sta ricercando un bisogno di autenticità nel vestire e per esprimere il cambiamento, inconsapevolmente o meno, e in corso di svolgimento.  Non a caso, gli amatori del trend tengono in particolar modo a portare in alto la bandiera del second-hand, come elemento fondamentale nella costruzione e nella personalizzazione dello stile. 

La ragazza “strana” probabilmente cerca solo di trovare il suo posto in un mondo caotico e disordinato.

Cormio, SS 2023
Chopova Lowena, SS 2023
Collina Strada, SS 2023
Sportmax, SS 2023
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16 Novembre 2022

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